A undici chilometri dalla casa, su una collina vicino a Chora, c'è uno dei siti archeologici più importanti della Grecia continentale: il Palazzo di Nestore. Non è un luogo spettacolare nel senso in cui lo sono i templi con le colonne in piedi. È qualcosa di diverso e, per certi versi, di più raro.
Cosa si vede davvero
Quello che resta sono i muri bassi dell'edificio, alti poche decine di centimetri, che disegnano sul terreno la pianta completa del palazzo. Si riconoscono i magazzini, i corridoi, gli ambienti di servizio e soprattutto il grande megaron centrale, la sala del trono con il focolare circolare al centro. Camminando lungo le passerelle si segue la distribuzione degli spazi come se si leggesse una planimetria a grandezza naturale.
È un'esperienza che richiede un minimo di immaginazione, ma che restituisce una cosa che quasi nessun altro sito miceneo offre: la comprensione di come fosse organizzato, concretamente, un palazzo dell'età del bronzo.
Il Nestore dell'Odissea
La tradizione identifica questo palazzo con la reggia di Nestore, il re anziano e saggio di Pilo che nell'Odissea accoglie Telemaco venuto a cercare notizie del padre Ulisse. Il racconto omerico descrive l'ospitalità, il sacrificio, il bagno offerto all'ospite: dettagli che, letti mentre si guarda la pianta reale dell'edificio, assumono un altro peso.
Le tavolette che hanno cambiato tutto
La scoperta più importante fatta qui, però, non riguarda Omero. Negli scavi condotti a partire dalla fine degli anni Trenta furono ritrovate più di mille tavolette d'argilla incise in Lineare B, la scrittura sillabica dei palazzi micenei. Erano documenti amministrativi: inventari, registrazioni di beni, elenchi di personale.
Quelle tavolette, insieme a quelle di Cnosso, permisero la decifrazione della Lineare B e la dimostrazione che la lingua che vi era registrata era una forma arcaica di greco. È stato uno dei risultati più importanti della filologia del Novecento, e ha spostato indietro di secoli la storia documentata della lingua greca. Il paradosso è che le tavolette si sono conservate proprio perché il palazzo bruciò: l'argilla cruda, cotta dall'incendio, è diventata indistruttibile.
Organizzare la visita
Il sito è coperto da una struttura di protezione moderna, che ripara i resti dalle intemperie e, di riflesso, anche i visitatori dal sole. Questo lo rende una delle poche mete all'aperto della zona che funzionano bene anche nelle ore centrali di una giornata d'estate, quando il resto della Messenia è impegnativo.
Un'ora abbondante è il tempo giusto per farla con calma. Nello stesso comune, a Chora, si trova anche il museo archeologico che raccoglie i materiali provenienti dagli scavi: le due visite si abbinano naturalmente nella stessa mattinata.
Come leggere le rovine
Per orientarsi nella pianta conviene partire dal centro. Il megaron è la grande sala rettangolare con il focolare circolare al centro e le tracce delle quattro colonne che sostenevano il tetto: era il cuore cerimoniale del palazzo, la stanza in cui il re riceveva. Intorno si sviluppano gli ambienti di servizio, e sono questi a raccontare le cose più concrete.
Ci sono i magazzini dell'olio, riconoscibili dalle file di supporti per i grandi contenitori; c'è la dispensa in cui furono trovate migliaia di coppe accatastate, segno di banchetti su larga scala; c'è persino un ambiente identificato come sala da bagno, con la vasca ancora al suo posto. Un palazzo miceneo era prima di tutto un centro di raccolta e redistribuzione di beni, e la pianta lo dice chiaramente.
Il museo di Chora
I materiali trovati negli scavi non sono conservati sul sito ma nel museo archeologico di Chora, poco distante. È un museo piccolo, che si visita in meno di un'ora, e completa bene la passeggiata fra le rovine: ceramiche, oggetti in metallo, corredi funerari provenienti dalle tombe a tholos della zona.
Chi ha tempo per una sola delle due cose faccia il sito; chi le fa entrambe, nell'ordine sito e poi museo, esce con un'idea molto più completa di che cosa fosse questa parte della Messenia tremila e trecento anni fa.
Undici chilometri di storia
Navarino Greek House sta fra Marathopoli e la baia di Navarino: il Palazzo di Nestore, Pylos e Voidokilia sono tutti nel raggio di venti minuti d'auto.